16 - 20
ingresso libero
Inaugura venerdì 16 Gennaio Otto rose, personale di Mauro Campagnaro.
La mostra Otto rose esplora il tema della memoria, approfondendo i processi della sua costruzione e della sua perdita.
Attraverso le sculture esposte, l’artista sposta l’attenzione su frammenti e fratture, passando dalla grande alla piccola scala, da una storia completa e definita a una fatta di rovine. Qui, verità e significato non emergono come una totalità, ma attraverso immagini parziali e intermittenti del passato che riaffiorano nel presente. Un lavoro che assume l’archeologia come metodo e come postura dello sguardo, Campagnaro propone una ricerca che dialoga profondamente con l’identità dello spazio: un ambiente inteso non come luogo di semplice esposizione, ma come dispositivo critico, aperto all’incompiuto e al processo.
“Ciò che resta della distruzione è ciò che va interrogato.”
Al centro del racconto presente in mostra c’è il lavoro sullo sguardo che ci guida a percepire la memoria come un tessuto vivo, fatto di tracce, superfici e materiali che parlano nel silenzio. Guardare non significa solo vedere, ma riconoscere il peso del passato nel presente. La memoria non va ricostruita, ma scavata, come in un processo archeologico, perché il lavoro della memoria non è un compito chiuso, ma un’apertura permanente verso l’incompiuto, un’attenzione verso ciò che sopravvive senza far rumore. La memoria sta nel terreno della fragilità della materia. La mostra ci invita ad adottare uno sguardo archeologico che non cerca un significato univoco, ma si esercita sul frammento, sul dettaglio, sul residuo. Il passato non si dà mai in modo puro o ordinato; è sempre sporco, danneggiato, incompleto. E lo sguardo che sa cogliere la memoria deve essere disposto ad abitare questa discontinuità. L'esposizione è pensata come un unico grande animale che tratta la memoria come lavoro di archeologia, di terra smossa, di strati che rivelano non una sequela di ritrovamenti possibili, ma ritratti di chi sta cercando. Non è soltanto una tecnica per esplorare il passato, ma anche e soprattutto una reminiscenza per capire il presente e orientarlo.
Mauro Campagnaro
Mauro Campagnaro (Bassano del Grappa, 1977) consegue il diploma con lode in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Partecipa a programmi di residenze artistiche e si reca per un soggiorno in Finlandia meridionale presso il centro d’arte Taidekeskus Antares. Il suo curriculum annovera mostre in luoghi istituzionali come quella nella torre Grimaldina di Palazzo Ducale a Genova, alla X edizione di Segrete tracce di memoria per il progetto Peace Project (2018), ma anche in spazi indipendenti come Spazio Serra (fermata del passante ferroviario di Lancetti Milano), dove ha esposto tra dicembre e gennaio (2021)la mostra personale Residere. La terra è nella sua pratica il luogo delle possibilità, le opere sono la catalogazione poetica delle fasi di una ricerca, ecco pertanto che il processo quantunque invisibile diventa parte essenziale dell’opera. Questo può portare ad una visione diversa del fare arte, non come produzione, ma come partecipazione al vivente.